La casa di Mango Street: il desiderio di essere altrove

Immaginare sempre un luogo diverso da quello in cui ci troviamo provoca in noi un senso di spaesamento: il mondo in cui siamo immersi ci sembra estraneo perché ci appare reale solo quello in cui vorremmo essere. Eppure, questa dissociazione con il paesaggio, pur essendo così forte, non ci impedisce di osservare. Gli altri però, a questo punto, sembrano più delle comparse che delle persone reali. Sarà che il nostro desiderio ci spinge così oltre da farci percepire le loro esistenze come temporanee, quando invece a essere di passaggio siamo proprio noi. 

Leggere La casa di Mango Street della scrittrice statunitense, di origine messicana, Sandra Cisneros, significa vivere intensamente questa esperienza. Il libro, uscito per la prima volta in America nel 1984, torna a rivivere in Italia in una nuova edizione grazie alla casa editrice La Nuova Frontiera, con una bellissima traduzione a cura di Riccardo Duranti.

Questa sua prima opera, divenuta ormai un classico della letteratura americana, fece ottenere alla Cisneros subito un grande riconoscimento: l’American Book Award. Il libro vendette oltre sei milioni di copie e fu adottato come testo nelle scuole e nelle università.

Siamo in una strada della periferia di Chicago. Qui si è da poco trasferita la famiglia di Esperanza, che con i suoi genitori e i suoi fratelli si adatta giorno per giorno ad una nuova vita, costellata di strani personaggi. Questo trasferimento si aggiunge a una lunga serie, che ha reso difficile a Esperanza comprendere quale sia davvero la sua casa. Lei vive contemporaneamente due dimensioni: quella in cui abita e quella in cui vorrebbe essere. I genitori hanno alimentato questo suo desiderio, illudendola che prima o poi avrebbero avuto la casa dei sogni: bianca con alberi tutt’intorno, un giardino grande con l’erba e senza staccionata. Peccato però che non sia andata esattamente così. 

Ma la casa di Mango Street non è affatto come ce l’avevano descritta loro. È piccola, rossa, con una scala stretta davanti e le finestre così piccole che sembrano trattenere il fiato. 

Esperanza, proprio come Sandra Cisneros, è una chicana: una messicana, che vive negli Stati Uniti. Anche i suoi vicini di casa condividono la stessa condizione di espatriati. Questo senso di sradicamento dalla propria terra di origine si avverte con forza. Anche se apparentemente siamo solo di fronte al desiderio di Esperanza di avere una casa più accogliente, in realtà il vuoto che avverte è ben più profondo. Lo possiamo cogliere nella nostalgia del padre.

Sono i dischi messicani che mio padre mette la domenica mattina quando si fa la barba, canzoni che sembrano singhiozzi.

Ogni capitolo è un quadro, un’immagine che descrive con pochi tratti la storia di uno dei tanti personaggi che abitano in Mango Street. Nessuno di loro ha l’aria di voler veramente vivere lì ma sono soprattutto le donne a essere costrette, inchiodate a quel luogo. Tra loro c’è anche Mamacita, la grassa signora dell’uomo che abita dall’altra parte della strada, che non esce mai.

Se ne sta tutto il giorno seduta accanto alla finestra a sentire la radio in spagnolo e a cantare tutte le canzoni nostalgiche che parlano del suo paese in una voce che sembra quella di un gabbiano.

Come in un quadro di Hopper, le donne attendono che gli uomini le vengano a liberare ma in realtà desiderano molto più di questo: fuggire da lì. Alcune, come la giovane Sally, sanno che per farlo c’è solo un modo: sposarsi con il primo che incontrano e che le porterà lontano da lì.

La condizione femminile è raccontata attraverso lo sguardo di Esperanza, che si accorge giorno dopo giorno di quest’ingiustizia, al punto da rileggere anche la sua storia familiare.

La mia bisnonna. Mi sarebbe piaciuto conoscerla, una cavalla selvatica, tanto selvatica che non si voleva sposare. Finché il mio bisnonno non le ha gettato un sacco sopra la testa e se l’è portata via. Così, manco fosse un bel lampadario, ecco come ha fatto.

Lo stile semplice della scrittura riproduce la voce e i pensieri intimi di una ragazza che si accinge a scoprire il mondo. Entrare nel suo immaginario significa affacciarsi per qualche ora con lei alla finestra della sua casa di Mango Street e sognare un luogo diverso.

Pubblicato da Carolina Germini

Nata Roma il 24/09/1993. Si laurea in Filosofia alla Sapienza con una tesi su Gilles Deleuze lettore di Proust. Durante l'Università fa due esperienze Erasmus presso École normale supérieure di Parigi, dove si trasferisce dopo la laurea e dove insegna Filosofia ai bambini. Collabora e scrive regolarmente per diverse testate e riviste e ha da poco fondato Tre Sequenze.

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