Charles Simic e quell’invito ad ascoltare

Mi sono addentrata nell’ultima raccolta del poeta Charles Simic con lo stesso sentimento che ho provato a Parigi nel trovarmi per la prima volta davanti alla statua Écoute, di fronte alla Chiesa di Saint-Eustache. L’opera, dell’artista Henri De Miller, raffigura la testa di un uomo che porge una mano vicino all’orecchio nel tentativo di ascoltare. Essendo le dimensioni della statua piuttosto grandi, capita spesso di incontrare bambini che vi si arrampicano sopra, divertiti all’idea di salire su quella strana creatura adagiata a terra, che sembra chiamarli a sé.

Nell’insieme ha qualcosa di magnetico e alla fine è difficile non cedere alla tentazione di avvicinarsi ad ascoltare. 

Avvicinati e ascolta è il titolo dell’ultima fatica del poeta americano Charles Simic. 

La raccolta è stata pubblicata dall’editore Tlon in una bellissima edizione sulla cui copertina è raffigurata la facciata di un palazzo con tante finestre. Da una di queste sporge una sagoma, forse qualcuno intento ad ascoltare i rumori della gente in strada. 

Charles Simic nasce nel 1938 a Belgrado, dove vive un’infanzia segnata dalla guerra. Costretto spesso ad abbandonare la sua casa per sfuggire ai bombardamenti, ricordando quel periodo dirà: «My travel agents were Hitler and Stalin».

All’età di quindici anni, con la madre, lascia il suo Paese per emigrare a Parigi. Dopo un anno abbandona anche la Francia per ricongiungersi con il padre, che nel frattempo ha raggiunto gli Stati Uniti. Questi continui spostamenti e l’abbandono della terra di origine, provocano in lui, uomo e poeta, una forte lacerazione, di cui possiamo ritrovare tracce anche in quest’ultimo lavoro e soprattutto nella poesia che dà il titolo alla raccolta.

Sono nato – non so a che ora – 

mi hanno dato una pacca sul sedere

e mi hanno passato in lacrime

a uno morto da parecchi anni, in una nazione

che non è più sulle carte geografiche

La nazione è la Jugoslavia, scomparsa dalle mappe nel 1992. Più difficile invece identificare la figura dell’uomo “morto da parecchi anni” – forse un riferimento al padre, che non c’è più nel momento in cui Simic scrive questi versi. 

L’America, seconda patria del poeta, è anche il luogo della sua formazione. A Chicago frequenta il College. Nel 1961 viene arruolato nell’esercito americano. Si sposta poi a New York, dove per pagarsi gli studi universitari, lavora di notte. Consegue il Bachelor of Arts alla New York University e dopo la laurea comincia a tradurre le opere dei poeti jugoslavi in inglese.

Nel 1967 esordisce come poeta con la raccolta What the Grass says, ben accolta dalla critica, che notò come le sue immagini attingessero più ai paesaggi rurali ed europei che a quelli americani. Numerosi i riconoscimenti ricevuti, tra questi il Wallace Steven Award, la Frost Medal e nel 1990 il premio Pulitzer per la poesia.

Nella raccolta Avvicinati e ascolta siamo di fronte a una totale desolazione. I paesaggi urbani hanno l’aspetto di luoghi infernali. A renderli tali è la gente che li abita, descritta come Mad People, espressione che dà anche il titolo a una poesia. Di fronte a tanto sconforto, il poeta trova nella natura una forma di consolazione, una possibilità di salvezza.

Di questi giorni solo gli uccelli e gli animali

sono sani di mente e vale la pena parlarci.

Non mi spiace aspettare che un cavallo

smetta di brucare e mi dia retta.

Capiamo allora che quell’invito ad avvicinarsi e ad ascoltare non può provenire dagli esseri umani, i quali al contrario vivono con fastidio l’esistenza dei loro simili, cercando di far stare zitti gli altri. Nessuno però conosce il valore del silenzio. Il poeta mostra tutta la sua insofferenza per questa condizione nella poesia che ha il nome di un suono: Psst.

Non farmi psst

con un dito

sulle labbra,

tu seduto dietro di me al cinema,

e in chiesa

dove chino la testa per pregare

Tutti pronti ad ammonire, quindi, ma nessuno ad ascoltare. In questo deserto urbano gli uccelli si rivelano presenze rassicuranti. Ricorrono così spesso in questa raccolta di Simic da ricordare un’opera di Olivier Messiaen, compositore e ornitologo francese: il Catalogue d’oiseaux.

Convinto che gli uccelli fossero i più grandi musicisti sulla terra, Messiaen, nei suoi numerosi viaggi, ne registrò il canto e poi lo trascrisse per pianoforte, dando vita a un’opera monumentale. Simile l’operazione di Simic, che traduce in versi le sue sensazioni. Agli uccelli è dedicata anche la prima poesia di Avvicinati e ascolta.

Alcuni uccelli cinguettano

Altri non hanno niente da dire.

Li vedi zampettare avanti e indietro,

ciondolano la testa a ogni passo.

Deve essere qualcosa di enorme

che li fa uscire di senno –

la vita in generale, l’essere uccelli.

Questo non è l’unico caso della raccolta in cui il titolo coincide con il primo verso. Così come non c’è voce che annunci il canto degli uccelli, allo stesso modo irrompe questa lirica.

Tra gli animali c’è una coralità e un’armonia che manca agli umani e inoltre loro hanno una consapovolezza del mondo che noi abbiamo dimenticato.

«Perfino gli uccelli detestano la poesia»,

ricordo che ha detto qualcuno

proprio mentre zittivano

e le ombre si stendevano sull’acqua

spegnendo i fuochi.

A salvare il mondo dalla desolazione però non sono solo gli animali, ma anche chi ha ancora la pazienza di prestare loro attenzione.

Questo banchetto

di briciole di torta dorate

sparse sul tavolo della nostra colazione

potrebbe sfamare

uno stormo di uccelli selvatici

Dovremmo

scuotere la tovaglia

in giardino

e rimetterci a letto

lasciandoli

a cinguettare per la buona sorte

I versi di Simic si presentano come un antidoto all’angoscia di vivere. Anche nei luoghi ormai più miseri, la sua poesia individua un elemento che dà speranza, magari qualcuno che anche nel caos più totale riesce a trovare il suo angolo di pace.

Una grande città era ridotta in rovine

mentre tu ti cullavi sull’amaca

chiudendo gli occhi e lasciandoti

cadere di mano giù a terra

il giornale che stavi leggendo

Paesaggi bellici e situazioni di emergenza si sovrappongono a scene di vita quotidiana.

Le camicie si sono sollevate sul filo del bucato

di un vicino, un paio cercando di volare,

quando tre camion dei pompieri sono sfrecciati

per andare a salvare una chiesa in fiamme

Ecco quello che Simic sembra suggerire con questi ultimi versi e con questa raccolta: solo la poesia, come il canto degli uccelli, può salvarci.

Charles Simic, Avvicinati e ascolta, Edizioni Tlon, p. 184, 16 euro

Pubblicato da Carolina Germini

Nata Roma il 24/09/1993. Si laurea in Filosofia alla Sapienza con una tesi su Gilles Deleuze lettore di Proust. Durante l'Università fa due esperienze Erasmus presso École normale supérieure di Parigi, dove si trasferisce dopo la laurea e dove insegna Filosofia ai bambini. Collabora e scrive regolarmente per diverse testate e riviste e ha da poco fondato Tre Sequenze.

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