La nostra mappa dei libri e dei luoghi da visitare quest’estate

L’estate, la stagione in cui ci abbondoniamo alle letture più sfrenate, in cui siamo liberi finalmente di portare in giro con noi quei libri che nel tempo si sono accumulati nelle nostre case.

I libri d’estate viaggiano, sopravvivono alla sabbia e all’acqua del mare. Diventano altro rispetto a ciò che sono d’inverno.

Siamo abituati a portarli con noi in viaggio, ma abbiamo mai pensato che in realtà sono loro il più delle volte a trascinarci in luoghi in cui magari non siamo ancora mai stati?

È per questo che abbiamo scelto per voi quindici titoli che vi porteranno in piccoli villaggi, grandi metropoli e immensi continenti.

Buon viaggio e buona avventura dalla nostra redazione.

Nico Orengo, La curva del latte

È il 1957: in una notte d’estate un evento scuote la vita di un paesino sulla curva del Latte, poco dopo Ventimiglia. Portandoci tra vigne, calette, uliveti e campi di garofani, Nico Orengo ci restituisce immagini e odori di quell’estremo lembo di Liguria che confina con la Francia. Ma non solo: la curva del Latte è anche un ritratto dell’Italia del boom economico, e i personaggi del romanzo vivono questa epoca di cambiamento tra bicchieri di rossese, illusioni politiche, canzonette, intrighi amorosi e moderni tentativi imprenditoriali.

Lorena Aristide

Ryszard Kapuścinski, In viaggio con Erodoto

India e Cina. Nomi brevi che racchiudono però vite di due immensi paesi, dominati da ricche culture e variegate tradizioni. Cosa  succede quando si decide di varcare la frontiera e mettersi in viaggio verso questi luoghi? Come affrontare la perdita di vecchi riferimenti e la ricerca di nuovi? Ryszard Kapuściński quando si è messo in viaggio ha trovato risposta a queste domande nei testi  di Erodoto in cui lo storico greco invita al viaggio, alla necessità di raccogliere e comparare informazioni per poter sviluppare lo  sguardo critico necessario per chi si mette in viaggio.

Ilaria Palmieri

Giulia Caminito, L’acqua del lago non è mai dolce

Anni Duemila. La storia di Gaia, fatta di vestiti rattoppati e violente liti familiari, si svolge tra la periferia romana, la Roma bene di Corso Trieste ma soprattutto Anguillara Sabazia, sulle rive del lago di Bracciano. Il lago – che è «lingua di carbone, odore di alghe limacciose e sabbia densa» – diventa lo sfondo principale dell’adolescenza di Gaia che subisce l’assenza di riferimenti istituzionali e ideologici tipica della sua generazione. Tra il lago e la protagonista si crea una strana corrispondenza, come se entrambi fossero preda di un misterioso incantesimo: tanto è immobile e cupo il lago, tanto statica e ineluttabile è la vita di Gaia e di tutti i protagonisti del romanzo. 

Francesca Scerrato

Lalla Romano, La penombra che abbiamo attraversato

«…la pénombre que nous avons traversée», La penombra che abbiamo attraversato, è una citazione da Il tempo ritrovato di Marcel Proust. Lalla Romano la sceglie come titolo del libro in cui ritrae la propria giovinezza a Demonte (nella finzione Ponte Stura), paesino di montagna popolato dal suo ricordo di persone che non ci sono più. Un libro di suggestioni, malinconico senza sentimentalismo, in cui riconoscersi ed entusiasmarsi per l’esattezza di una lingua acuta, perfetta, intensa.

Silvia Valli

Pier Vittorio Tondelli, Rimini

C’è chi si intrippa, c’è lei che ha dieci anni in più di lui, ci sono selfie realizzati con macchina fotografica e specchio, i weekend di sballo o vacanzine, le spiagge e il rap. Negli anni Ottanta la Romagna era già la California d’Italia, Tondelli ne fece un romanzo di costume. Leggere Rimini è un viaggio in una città, in un decennio, e soprattutto nell’arte di un leggendario narratore di splendori e miserie.

Michele Castelli

Davide Enia, Appunti per un naufragio

Le voci che si intrecciano nelle pagine di “Appunti per un naufragio” di Davide Enia intonano un canto corale, restituendo una testimonianza composita di un’immane tragedia contemporanea: quella degli sbarchi a Lampedusa. Nel racconto dello scrittore palermitano – diventato un monologo per il teatro con il titolo “L’abisso” (Premio Ubu 2019) – risuonano le storie delle migliaia di profughi che ogni giorno tentano di raggiungere la nostra sponda del Mediterraneo, ma anche l’operare silenzioso di quegli isolani che conoscono soltanto “la legge del mare”, e che danno sepoltura a ogni morto all’ombra degli oleandri, perché le radici possano dare loro quella protezione che non hanno avuto in vita.

Chiara Molinari

Tiziano Terzani, Un indovino mi disse

1976. Hong Kong. Un vecchio indovino cinese avverte Tiziano Terzani – giornalista, scrittore, anima ricca – di non prendere mai l’aereo nel 1993, rischio: la morte. Passano gli anni, il fatidico momento arriva e l’autore prende il consiglio alla lettera: inizia a viaggiare per l’Asia solo via terra non rinunciando al suo mestiere di corrispondente estero per il Der Spiegel. A piedi, su un treno o mezzi di fortuna costruisce la sua personalissima avventura, restituendoci un racconto del continente asiatico da un punto di vista verace e coinvolgente, accompagnandoci con lui nel più importante dei viaggi: quello all’interno di noi stessi. 

Lavinia Micheli

Gabriel García Márquez, L’amore ai tempi del colera

Barranquilla, Colombia. Anni Venti del XX secolo. L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez accompagna il suo lettore in un autentico viaggio a bordo di un vascello fluviale alla scoperta dei colori, dei sapori e degli odori delle isole caraibiche. Le vicende che legano Florentino, Fermina e Juvenal Urbino si snodano attraverso le colorate piazze, i silenziosi giardini privati di ville dallo stile coloniale, gli odorosi mercati, gli affollati porti, e le alte mura della “ciudad amurallada” in una Colombia vitale e allo stesso tempo profondamente colpita dall’epidemia, dove “l’amore ha gli stessi sintomi del colera” e in cui l’Europa pare solo una lontana visione.

Valentina Cognini

Marco Bolzano, Resto qui

Il campanile che spunta dalle acque del lago di Resia, circondato dalle montagne, in cima alla Val Venosta, è una delle immagini più note delle Alpi. Curon, in Alto Adige/Südtirol, provincia di confine annessa all’Italia dopo la fine della Prima guerra mondiale e italianizzata a forza dal fascismo, fu sgomberata prima di annegare sotto alle acque del bacino artificiale inaugurato dalla Montedison nel 1951. In Resto qui Marco Balzano racconta la storia di Trina, un’insegnante clandestina che si oppone con tutte le forze prima a quella dittatura che imponeva di rinunciare alla propria lingua e alla propria cultura, poi allo sgombero del paese imposto dalla costruzione della diga. Perché resistere a volte significa restare, tenacemente ancorati al proprio lembo di terra, a quelle montagne essenziali, scabre e imponenti come il romanzo di Balzano.

Isabella Delle Monache

Matilde Serao, Il ventre di Napoli

Napoli: chiasso, colori, persone da tutte le parti. Motorini che tagliano la strada, vicoli in cui non arriva il sole. Sacro e profano. Storia e sporcizia. Profumo di soffritto proveniente dalle case. Una città che ha una propria personalità. Come se fosse una persona. E il cuore pulsante, il ventre sono i suoi quartieri più antichi, quelli più popolari e sovraffollati, raccontati da Matilde Serao nel suo Il ventre di Napoli. Al grido “bisogna sventrare Napoli” del ministro Depretis, al quale seguì il risanamento di alcune zone della città, la scrittrice napoletana risponde denunciando la necessità di “rifare” daccapo la città. Pur se raccontato con intento critico, il testo della Serao coglie il fascino del degrado e dello spettacolo della città.

Valentina Fiordiliso

Sylvie Schenk, Veloce la vita

Nata in paesino delle alpi francesi, si trasferisce prima a Lione per l’università e poi in Germania per amore. La protagonista, Louise, vive i luoghi con tristezza e morboso attaccamento. Sembra quasi che un luogo possa essere vissuto solo se alle spalle si ha la nostalgia di qualcos’altro. Mai se stessi e sempre con lo sguardo rivolto al passato.  In poche pagine,  l’autrice Sylvie Schenk riesce a farci sentire il dramma e la bellezza dell’abitare. 

Caterina Irdi

Walter Benjamin, Asja Lacis, Napoli porosa

«I venditori ambulanti fissano dei prezzi anche per i mozziconi di sigarette raccattati tra le fughe del pavimento dopo la chiusura dei caffè» mentre «La musica si diffonde in ogni dove». La Napoli descritta da W. Benjamin e A. Lacis è indefinita, inafferrabile: la sua essenza si disperde nei mercati, tra la gente che affolla le strade, nel rumore del vento che solletica le finestre delle case. Napoli è definita una città porosa, una città dove «Si scansa il definitivo, il consolidato. Nessuna situazione, per come essa appare, è pensata una volta per sempre». Napoli, con la sua sempre nuova realtà, che sempre si rinnova nella semplicità, rapisce e confonde l’inesperto viaggiatore: la città, una e molteplice, resta, nella metafora della porosità, un mistero tra i misteri.

Floriana Duraturo

Fabrizia Ramondino, L’isola riflessa

Se ci fosse un modo di definire gli autori attraverso i quattro elementi naturali, allora Fabrizia Ramondino sarebbe certamente una scrittrice acquatica. Il legame con il mare e in particolare con le isole la accompagna dai primi mesi di vita fino al giorno della sua morte. Ventotene. È qui che la scrittrice trascorre un lungo periodo di solitudine e depressione. In questa lotta con se stessa e il mondo, l’isola la ascolta e come una madre la culla. L’isola, come l’autrice, è spaccata a metà: nella stagione estiva è assalita dai turisti e perde la sua natura più selvaggia e autentica e a settembre torna ad essere quella di sempre.

Carolina Germini

Mercè Rodoreda, La piazza del diamante

Tutto inizia una notte d’estate durante le feste di Gràcia con un ballo in piazza, precisamente a Piazza del Diamante. Il grande romanzo della letteratura catalana è ambientato nel quartiere che vive gli anni più difficili del XX secolo: dagli anni felici della Repubblica all’arrivo delle brigate internazionali, dalle bombe che cadono di notte agli anni più duri del regime di Franco. Un quartiere di cui vediamo la sua trasformazione nel tempo come quella della protagonista del romanzo: La Colometa.

Roger Bernet

Henry James, The conquest of London

Una città come Londra si presta a due tipi di esperienza: conquistarla o esserne conquistati. Henry James si ritrovò a fare entrambe le cose in quegli anni tra il 1876 e il 1881 che costituiscono il fulcro di questa biografia. Rintanato nel suo centralissimo appartamento al numero 3 di Bolton Street, James divenne da subito quell’ “osservatore straniero” a metà tra il fare parte e il rimanere fuori, nello spazio ambiguo dove si può guardare ma non toccare con mano. Lì, tra la baraonda di voci dickensiane e la vista di sbieco su Green Park, lo scrittore si muoveva dietro le quinte per salire sul palco della letteratura mondiale.

Tommaso Cavani

.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: