La città tra realtà e finzione: intervista al produttore esecutivo de L’amica geniale

Il progetto Tre Sequenze si propone di raccontare la città mettendo in luce lo spazio, la cultura e le persone che la vivono e che la animano attraverso le diverse attività culturali. 

Il cinema, oltre a essere l’arte da cui ha origine la metafora delle tre sequenze, è uno dei mondi culturali che raccontiamo. Un set si presenta allora come lo specchio ideale del nostro progetto: un insieme di persone che contribuisce, con il proprio operato ed il proprio ingegno, alla cultura, relazionandosi con la città, anche quando questa non sia presente nella realtà

A questo proposito incontriamo Guido De Laurentiis, produttore esecutivo della serie L’amica geniale.

Quali sono i vantaggi nell’allestire un set fuori dalla città di Napoli, in cui la serie è ambientata, e a che cosa si rinuncia o si perde con questa scelta? 

La risposta vi sorprenderà: siamo stati costretti a uscire da Napoli, città dove non abbiamo trovato un’area così grande da soddisfare pienamente le nostre esigenze. Essendo il set di   ventimila metri quadrati, siamo riusciti nell’intento a Caserta, nella zona industriale. Non è questione di scelte o vantaggi, è un’operazione d’obbligo quella di ricreare gli ambienti degli anni del racconto fuori dalla città. A Napoli i quartieri anni ‘50 non sono più com’erano un tempo naturalmente. Il racconto è ambientato nel rione Luzzati ma nel set siamo sempre a Caserta. Ovviamente il risultato è un compromesso. Abbiamo mostrato una stratificazione. Nella realtà non sarebbe stato possibile ricostruirlo tale e quale. La scena è stata quindi ricreata più o meno similare a quella del tempo ma, con il trascorrere degli anni nell’ambito del racconto, abbiamo poi provveduto a creare mano a mano anche le sovrastrutture. 

Sapere che questa serie ha fatto innamorare tanti stranieri di Napoli, pur non essendo realmente girata lì, svela sicuramente una delle forze del cinema e del suo rapporto con la città. Più che mostrare come una città sia veramente, questo mezzo deve forse essere capace di ricrearne le atmosfere?

Beh questa è la potenza del cinema. Lo spettatore innamorandosi è incentivato a viaggiare, vengono organizzati tour e gite. Il cinema è un veicolo immenso, beneficio gratuito per la pubblicità. Immaginate  pubblicizzare tutte quelle immagini su un giornale, su tanti giornali, sarebbe stata una spesa immensa. Il cinema ha presentato le realtà con immagini fino all’America. Le atmosfere le scegliamo noi, scegliamo l’inquadratura, il posto abile per noi dove poter riproporre le cose in maniera diversa. In fondo quando si fanno film si sposta la città.

A questo proposito, come reagisce la popolazione locale? 

Si tratta di procedure lunghe e difficili. Ottenere i permessi per girare in determinate zone è complicato. Si interviene sulla città e si cambia la percorrenza delle strade. Gli abitanti più o meno coinvolti o “danneggiati” dalla presenza del set vengono ricompensati. Qualcuno poi  non accetta volentieri tali cambiamenti e si altera non poco. C’è chi ha sempre fretta e ci urla contro, quando, se ha urgenza di andare a lavoro o da qualche parte, sapendo dei rallentamenti causati dal set, basterebbe che uscisse un po’ prima di casa. Questo vale soprattutto nella zona di Napoli dove hanno girato già numerosi film e questa problematicità viaria non è più una novità per la popolazione.

Ad accrescere molto il fascino di questa tetralogia della Ferrante ha certamente contribuito la scelta dell’autrice di mantenere l’anonimato. A livello cinematografico come influisce questa sua assenza? Intendo quali sono i rischi e i vantaggi di non poter dialogare con l’autrice? Penso a un caso contrario, come quello della serie Il commissario Montalbano, in cui il dialogo con Camilleri era costante

Elena Ferrante comunica solo con regista per mail. Ma è una pratica ormai comune per questa autrice. Già ha scritto undici libri, la sua impostazione nasce così. La sua è una scrittura cinematografica. Sicuramente sull’audience estera, soprattutto in America, ha avuto un certo effetto. Le scene comunque sono prodotto del regista. La trasposizione dal libro avviene solo in parte. Costanzo ha scelto degli episodi cardine che poi ha adattato ad uso e consumo cinematografico. In fondo è il regista che immagina. 

Qual è stata la risposta a questa serie? Più apprezzata dai napoletani o da chi scopre Napoli attraverso L’amica geniale?

È  stato un successo mondiale, non ci sono dubbi. I napoletani sono stati contenti ma la risposta positiva è arrivata da Napoli come dall’America. Per i napoletani di certo è stato più facile seguirlo, essendo in dialetto, il loro. A Napoli poi il teatro si fa per strada, sono abituati. Sorprendente è stata, come dicevo, la risposta positiva anche dall’America dove la serie è stata trasmessa in lingua originale sottotitolata. 

Un concetto interessante quando si parla di set cinematografici e di resa su schermi è quello della distanza. Che rapporto c’è fra la distanza reale e quella raccontata? 

È tutta finzione. Si tratta un po’ di tecnica e un po’ di sogno. Lenù e Lila per andare al mare percorrono 50 metri che però sembrano 50 chilometri. Lo spazio e il racconto si riflettono sulle loro capacità espressive. Il racconto si legge sui loro volti. 

Ci raccontavi prima che Napoli è da sempre sotto i riflettori del cinema. Ma ognuno la racconta a modo proprio. Sbaglio?

No, anzi, è proprio così. Costanzo non ha mostrato la Napoli folkloristica. A noi sono capitate situazioni della città  normali. Il regista sceglie gli spunti visivi. Poi la scenografia e i costumi lavorano al resto,  ed è  tutto a servizio di un unico progetto. 

Non ci resta che chiederti che rapporto c’è tra scenografia e regia. Evolve nel tempo?

Certamente. Il regista ha sempre l’ultima parola, ma la scenografia, nella resa di un’ atmosfera, è molto importante. Ad esempio per la scelta della tonalità dei grigi del rione si è discusso a lungo per poter raggiungere un obiettivo comune nei colori delle ambientazioni. Si è lavorato nel tempo per arrivare a quello che, semplificando, chiamiamo “grigio”. 

Quando si girano film di una certa portata, succede che la quotidianità di un quartiere venga  modificata. Penso ad esempio al negozio in piazza dei Martiri temporaneamente smantellato dalla sua attività principale per far posto al negozio della famiglia di Lila. Come reagiscono gli abitanti a questo nel corso del tempo? Sono infastiditi per il disservizio o assecondano e contribuiscono alla macchina del set?  

Non occupiamo i locali o i negozi  per un periodo lungo. Spesso in due o tre giorni facciamo tutte le riprese che ci occorrono e l’attività che avevamo smantellato torna ad essere presto operativa. In un questo caso in Piazza dei Martiri c’era un negozio di calzature e, ripeto, tempo qualche giorno ed è tornato in piena attività. 

Nella fase di sopralluogo prima di iniziare le riprese, quali sono stati i criteri di scelta nell’individuare gli spazi in questo territorio? Vi è capitato di andare incontro a compromessi particolari per poter raggiungere un buon risultato tra la realtà virtuale e il racconto di per se stesso? 

La fase di sopralluogo generalmente si svolge secondo tempistiche precise. Il location manager, per capire le necessità dei set,  legge e studia il copione per poi incontrare lo scenografo e il regista. Le ambientazioni e i luoghi che lo scenografo valuta positivamente, a fronte di molte altre che invece risultano scartate,  vengono poi ispezionate di persona dal regista. Il rapporto fra quello che verrà realizzato al computer e quello che il set può potenziare, ruota ovviamente attorno alle cose da aggiungere nell’ambito del set, oltre a quelle che la location già offre. Non ci muoviamo in base a una “comodità economica”; quello che serve fare, viene fatto in funzione del risultato che si vuole raggiungere. 

Avete usato anche oggetti d’epoca? Quanta parte dei materiali di scena sono autentici e quanti o quali sono stati ricostruiti rispetto all’epoca di ambientazione? 

Alcuni oggetti d’epoca sono stati comprati e/o affittati. Altri sono stati ricostruiti. Di questo si occupa lo scenografia artistica, il costumista e il direttore della fotografia. Naturalmente gli oggetti in affitto  sono stati restituiti mentre quelli comprati sono conservati nei nostri magazzini. 

Le vicissitudini raccontate attraverso la camera da presa sono finite persino sui social, scatenando, parallelamente alle nuove puntate,  tifoserie antagoniste a favore di Lenù  o di Lila. I giovani spettatori risultano essersi subito immedesimati nelle storie delle due giovani protagoniste alla faticosa ricerca di un proprio spazio nella vita. È forse anche questo uno dei motivi portanti di riflessione?

Se questo sia il messaggio del regista o della scrittura non ve lo so dire. Certamente ne è uno dei motivi portanti.

Il tema fondamentale del racconto è, come anticipa il titolo, l’amicizia. Sembra però che nel Cinema o in Tv questo argomento, specialmente negli ultimi tempi, sia stato messo un po’ troppo in disparte. Peraltro le scene, per come impostate, riportano per molti aspetti al neorealismo. Infatti sembra che anche in questo caso il girare più gli esterni aiuti e appassioni lo spettatore, offrendogli un continuo respiro dell’opera, accompagnando quasi per mano le protagoniste nelle  loro varie situazioni. Potrebbe essere questa un’ulteriore molla per caratterizzare la percorrenza di future tematiche?

Questo discorso è lungo e complesso. Quello che posso dirvi è che questa serie è stata pensata come fossero tanti piccoli film. È stata studiata nei più piccoli dettagli e nella sua lunghezza, anche di montaggio e riprese. Non risponde ai canoni usuali e con uno studio così accurato ovviamente i pregi vengono fuori. La serie ha avuto fama mondiale. Certamente per poter raggiungere questo livello e questa impostazione nel percorrere future tematiche bisognerà che ci siano delle produzioni importanti, come è stato su questo set attraverso Rai, Wildside, HBO, Fandango e altre.

L’intervista è a cura di Carolina Germini e Ilaria Palmieri

Crediti immagini set di Eduardo Castaldo: https://www.internazionale.it/foto/2018/12/07/set-amica-geniale

Crediti immagine di copertina di Massimo Sestini: https://www.sorrisi.com/tv/fiction/lamica-geniale-eccoci-nel-finto-rione-dove-abitano-lila-e-lenu/

Crediti immagine Lenù grande: https://movieplayer.it/foto/lamica-geniale_480374/

Crediti foto in casa con quadro: https://www.rai.it/ufficiostampa/assets/template/us-articolo.html?ssiPath=/articoli/2020/01/Lamica-geniale-Storia-del-nuovo-cognome-d8402acf-baff-4f98-8637-1d6389f71ca1-ssi.html

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