Fin dalle prime pagine Il compagno, romanzo d’esordio di Isabella Delle Monache, trascina il lettore come un vortice, la cui direzione riesce ad essere tanto lineare e progressiva, verso una fine ineluttabile e predeterminata, quanto invece, allo stesso tempo, costantemente in movimento, creando un racconto vitale, rischioso, pieno di dinamismo interno, e di possibilità inesplorate, aperto nel suo esito.
È un viaggio alla ricerca di una mappa per orientarsi nel tempo e nello spazio, ovvero alla ricerca di segni e tracce per trovarsi, perdersi, salvarsi all’interno di quei sentimenti contraddittori, pericolosi e inevitabili che rappresentano il movimento verso un altro da sé. Come forse è possibile solo a vent’anni. Elena conosce Diego su un treno: si odorano, si annusano, si sentono, si guardano attraverso quegli occhi cerulei così simili e così diversi. Si scrutano, incompleti e totali come solo a vent’anni si può essere, ognuno dentro ad un proprio mondo letterario e immaginario, che, talvolta, condividono – e che pare possano davvero condividere solo con l’altro.
Il mondo è contemporaneo e tecnologico, eppure Elena e Diego attraversano la loro attrazione e il loro amore in un tempo sospeso, indeterminato e circolare, dentro ad un turbinio di passioni letterarie, cinematografiche e artistiche che sono di oggi, ma anche di ieri. Ognuno di loro vede nell’altro un’avanguardia, sospesa tra passato e futuro: ventenne colto, discontinuo, malmostoso e sofisticato lui, quasi esistenzialista nella sua eleganza antica e nel suo essere rivoluzionario in modo irritante e novecentesco; emotiva, fantasiosa, poetica, instancabilmente curiosa e fremente lei, dentro ad una ricerca femminile e femminista di emancipazione, in perenne tensione con la propria educazione perbene da jeune fille en fleur.
Ma poi il libro diventa molto di più: una riflessione sull’impossibilità di essere autentici nell’amore, l’amore di “due anime incapaci di restare”. Eppure la speranza rimane forte e brillante e, in qualche modo, in questa precarietà l’incontro è ancora possibile: “conoscersi è luce improvvisa” e tutto il processo dell’amore diventa quello di “catturare ciò che è imprendibile, il tempo”. Essere rotti, come gli oggetti della casa di Genova in cui Elena passa “giorni ingarbugliati e storti” e dove forse, riflette lei, “eravamo rotti anche noi che la abitavamo”, è in realtà il preludio di una vera autenticità. Dove il riflesso della fragilità dell’altro diventa il proprio e l’amore, anche transitorio, è in grado di cambiare il mondo. Ma cambiare il mondo è anche, per Elena, più che la tensione rivoluzionaria di Diego, figlio ribelle di una famiglia aristocratica, ora affiliato a “Fuoco Proletario”, la capacità di osservare la realtà con profonda consonanza, attraverso lo sguardo appassionato, sociale, umano che riserva a tutte le persone che le aprono le porte durante la vendita del giornale del “Partito” a cui lui la trascina.
Attraverso una storia d’amore che, come un piano inclinato, procede ineluttabile verso la sua conclusione, Isabella delle Monache ci consegna il racconto di un’Italia precaria e in cambiamento, sofferente e piena di vita, abitata da ventenni pieni di passione e, allo stesso tempo, tratteggia il ritratto intimo di una profonda difficoltà di comunicazione tra un giovane uomo e una giovane donna, incastrati in modo inevitabile nelle proprie solitudini.

Il compagno di Isabella Delle Monache, Serradifalco Editore, 2025
Foto in copertina di Mariano Doronzo
