I libri da portare con noi nel 2022

Italo Calvino apre Se una notte d’inverno un viaggiatore con un’avvertenza per il lettore: mettersi comodo e rilassarsi prima di iniziare a leggere. «Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto».

Noi raccogliamo il suo invito e lo rivolgiamo a voi. Prendete la posizione più comoda e, una volta trovata, sempre seguendo i consigli di Calvino, regolate la luce in modo tale che non vi si stanchi la vista.

Siete pronti?

Iniziamo.

Ci sono vari modi di ricordare gli anni, uno di questi è sicuramente farlo attraverso i libri, calendari su cui segnare date e periodi delle nostre esistenze. A chi non è mai capitato di ritrovare in qualche scaffale, dopo tantissimo tempo, un libro letto in passato e associarlo immediatamente a un giorno d’estate o a un pomeriggio invernale in cui lo avevamo tra le mani?

I libri sono frammenti della nostra memoria, capaci di risvegliare in noi anche le sensazioni più lontane, quelle che stavamo provando nel preciso momento in cui li stavamo leggendo.

Di seguito troverete una serie di titoli che la nostra redazione ha scelto in base a un criterio preciso: libri che ci hanno fatto stare bene e che per questo, anche se abbiamo già letto, vogliamo portare con noi nel nuovo anno appena iniziato. Un libro per ogni mese dell’anno.

Ecco il nostro calendario.

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Il dono oscuro di John M. Hull – Adelphi

È il secondo libro che ho letto nel 2021, ma l’ho portato con me tutto l’anno, consigliandolo, rileggendolo, rievocandolo. Lo porterò anche nel 2022, non sono pronta a lasciarlo andare. Si tratta di Il dono oscuro di John M. Hull, il diario di un professore australiano divenuto cieco a quarant’anni.

Si dice che i libri siano porte su altri mondi, e questo lo è certamente. Un mondo nero, com’è facile pensare, ma ricco di autoanalisi acute, riflessioni brillanti e resoconti pacati dei momenti più sentimentali. Un diario raffinato e intrigante, da leggere se si ha voglia di essere trascinati altrove, ma non si è disposti a farsi abbindolare dall’ennesimo mondo fantastico. Ce n’è abbastanza quaggiù, per perdere la bussola.

di Silvia Valli

Il bar delle grandi speranze di J.R. Moehringer Pickwick

«Essere soli non ha niente a che fare col numero di persone che si hanno intorno», scrive a un certo punto J.R. Moehringer. Nonostante la lettura sia l’atto solitario per eccellenza, dal primo momento in cui aprirete questo libro, vi sentirete profondamente connessi ai magnifici personaggi che gravitano nel Publicans, il bar in cui il protagonista cresce e in cui da adulto avrà sempre l’esigenza di tornare per ritrovarsi. Sarete incapaci di prendere una pausa dal mondo folle e crudo in cui riescono a trascinarti, completamente rapiti da una scrittura di cui si diventa avidi e invidiosi.

Il protagonista del libro è J.R. Moehringer stesso, il quale ripercorre la propria vita dall’infanzia difficile al successo come giornalista del NY Times e vincitore del Premio Pulitzer. Eppure, nonostante l’autorevolezza di questo autore, ognuno potrà riconoscersi nella sua storia fatta anche di tentativi falliti, rifiuti, ripensamenti sul proprio futuro. Ciò che conta, per Moehringer, è saper trovare il proprio equilibrio come fanno i cactus che passano la vita a cercare di star dritti: quando cominciano a inclinarsi da una parte fanno crescere un braccio dall’altro lato per raddrizzarsi, quando si piega quel lato fanno crescere un braccio dalla parte opposta e così via. «Una cosa che cerca così disperatamente di mantenere l’equilibrio merita ammirazione».

Da gennaio 2022, sarà disponibile su Prime Video Tender Bar, il film che George Clooney ha diretto ispirandosi a Il bar delle grandi speranze

di Francesca Scerrato

Il giornalino di Gian Burrasca di Vamba – Giunti

Se penso ai libri che mi hanno fatto stare bene, Il giornalino di Gian Burrasca è uno dei primi titoli a venirmi in mente: sin dai tempi delle elementari, mi mette di buonumore non appena lo apro. L’ho riletto durante l’autunno scorso, e mi sono divertito un sacco. Ho girovagato per la Toscana di inizio Novecento, che Giannino Stoppani racconta tra aneddoti e disegni, mentre compila le cronache delle sue migliori birbanterie. Ho preso un treno da Firenze a Roma il 26 dicembre del 1905. Ho esultato gustando la pappa col pomodoro. E quando ho girato l’ultima pagina del giornalino, mi sono detto questo: tra le tante marachelle che possiamo permetterci di commettere pure da adulti, rubare del tempo alle nostre giornate per leggere un libro è certamente la più fantastica e la più spassosa.

di Michele Castelli

Bestiario sentimentale di Guadalupe NettelLa Nuova Frontiera

Ho letto questa raccolta di racconti il giorno di Natale, in un pomeriggio sonnolento e piovoso. Mi sono abbandonata alle pagine come un orso al letargo. In questa impresa però ero in buona compagnia. In tutte le storie, infatti, ho incontrato altri esseri umani che, come me, riuscivano a descrivere il proprio stato d’animo e a comprendere meglio la propria condizione esistenziale grazie all’identificazione con alcuni animali. Una donna apparentemente osserva solamente un acquario con una coppia di pesci ma in realtà sta studiando il suo rapporto d’amore. Un’altra vive la sua gravidanza in simbiosi con quella della propria gatta. Un uomo prende con sé un serpente nella speranza di guarire da un altro veleno. Una storia d’amore si trasforma presto in un rapporto parassitario, come quello dei funghi con l’organismo ospitante. Un bambino combatte con l’orrore di una casa infestata dagli scarafaggi e come la protagonista de La passione secondo G.H di Clarice Lispector scopre che quella presenza inquietante ha in realtà molto da insegnargli su sé stesso e sugli altri. 

Un bestiario sentimentale – come quello di Cortàzar, per entrare in contatto, per dirla con Derrida, con l’animale che dunque siamo

di Carolina Germini 

L’età forte di Simone de Beauvoir – Einaudi

In un momento di stallo per il nostro Paese, viaggiare con l’immaginazione era necessario se non doveroso. Con questo spirito e grande gioia, ho abbracciato una delle memorie di Simone de Beauvoir: L’età forte. Come svela già il titolo, Beauvoir narra l’inizio della sua vita adulta, i numerosi viaggi che fa con Sartre, il periodo della Seconda guerra mondiale e l’inizio della sua carriera da scrittrice. La transizione fisica e psicologica si è contrapposta alla staticità che ero costretta a vivere in quel momento. Nelle primissime pagine è descritta la più banale delle attività umane che nella mia mente sembrava tra le più potenti: «Ci sedevamo sull’erba e parlavamo. Non avevo immaginato, il primo giorno, che, lontano da Parigi e i nostri compagni, questa occupazione potesse bastarci».

di Alessandra De Gennaro 

I cani romantici di Roberto Bolaño – Sur

«Sulla strada dei cani la mia anima incontrò / il mio cuore. A pezzi, ma vivo,/ sporco, malvestito e pieno d’amore». 

Ed è sul vagone di un treno – preso in un giorno di settembre e diretto verso un futuro assolutamente incerto -, che il mio cuore, sentendosi allo stesso modo, ha avuto la fortuna di imbattersi nella strada de I cani romantici

I quarantatré componimenti – scritti tra l’80 e il ’98 – addensano in pochissimi versi  la complessità di veri e propri romanzi, dischiudendo mondi folgoranti, affollati da detective, prostitute e poeti, cari a tutta la produzione di Bolaño.

Il movimento interiore che da Barcellona spinge lo scrittore a tornare al «perduto» Cile – straziato dalla dittatura di Pinochet – , e al Messico in cui è cresciuto, ripercorre le tappe della sua giovinezza, della sua formazione letteraria e del suo impegno politico. In un intreccio di vicenda personale ed esperienza storica, è un senso di irrequietezza ad attraversare l’intera raccolta, perché il sogno è sempre sull’orlo di trasformarsi in un incubo.

Ma dall’abisso di qualunque disperazione ci si può forse salvare aggrappandosi a «un amore sfrenato» per una donna o per un’idea:  «A quel tempo crescere sarebbe stato un delitto. / Sono qui, dissi, con i cani romantici/  e qui resterò».

di Chiara Molinari 

Limonov di Emmanuel Carrère – Adelphi

Limonov di Carrère è uno di quei libri che non smetterò mai di consigliare.  Me lo regalò mio cugino a Natale 2020 e lo lessi subito. Si tratta di un puzzle di riflessioni politiche etiche e letterarie che si incastrano con la vita di Limonov e i luoghi che attraversa. Il risultato del puzzle è uno sguardo sul mondo che consiglio a tutti di scoprire e fare proprio nel 2022.

Limonov ci porta in giro per il mondo: Dzerzhinsk, piccolo villaggio in Unione Sovietica, Mosca, New York, Parigi, e poi nei Balcani. Questi luoghi e la loro storia vengono presentati con una scrittura lucida e senza espedienti. Ma il disincantato procedere di Carrère si scontra con lo sguardo idealista e sognatore che Limonov ha della propria vita.

Questi due punti di vista, apparentemente inconciliabili, si sovrappongono e ci restituiscono un’attenta e acuta analisi di luoghi e degli animi umani. Un intreccio di realismo, sogni, illusioni e desideri. È così che Carrère riesce a nascondere la contraddizione tra storia universale e soggettiva e ci dà l’illusione di afferrare il reale.

di Caterina Irdi

L’arte della gioia di Goliarda Sapienza – Einaudi

Ho letto questo romanzo durante un’intera estate. Non che sia di difficile lettura, non che sia difficile scorrere fra le sue pagine, tutt’altro: non riuscivo a staccarmene, per cui ho voluto tenerlo con me il più possibile. L’arte della gioia è il primo scritto di Goliarda Sapienza che abbia incontrato e di cui mi sia, scusate se sono eccessiva, innamorata. Il romanzo, pubblicato postumo perché difficilmente accettato dagli editori che lo definirono troppo sperimentale e immorale, racconta la storia di Modesta, una “carusa tosta” che vive in bilico fra la finta accettazione della vita che le viene riservata e l’inseguimento delle sue più innate passioni, viscerali e morali. 

«Imparai a leggere i libri in un altro modo. Man mano che incontravo una certa parola, un certo aggettivo, li tiravo fuori dal loro contesto e li analizzavo per vedere se si potevano usare nel mio contesto».

di Ilaria Palmieri 

Un libro su come si fanno i libri.

Quando ho visto gli autori che avevano collaborato a questo progetto, ho subito pensato: Lo voglio! Chiara Valerio, Francesco Piccolo, Giacomo Papi, Michele Serra, Concita di Gregorio e Luca Sofri parlano dell’oggetto d’arredo più famoso al mondo. 

Di fatto è un vademecum/prontuario/magazine interamente dedicato al libro. Si parla di case editrici, di font, di carta, di editor, di traduttori, di ghostwriter. Il tutto intervallato dalle splendide illustrazioni di Giacomo Gambineri. 

Questo è il primo numero della rivista di carta del Post in collaborazione con Iperborea, ognuno dedicato alle Cose da sapere. 

Se siete dei bookaholic, un libro del genere non potete perdervelo.

di Carlotta Curti

Siddharta di Herman Hesse – Adelphi

Chi non l’ha letto? Eppure è un libro che rileggo con piacere. Perché mi fa stare bene. La prima volta l’avevo letto nel corso di un’estate adolescenziale. Effettivamente si tratta di un romanzo di formazione. Un classico. Ricordo che, sin da subito, il modo di raccontare di Hesse, la ricerca che il personaggio fa di sé stesso, la filosofia di alcune parti del libro, mi ispirarono come un mantra. Il libro narra la storia di Siddharta, un giovane ragazzo indiano, che cerca la propria strada e comincia un percorso di viaggio insieme al suo amico Govinda. Tutto si trasforma, nulla si distrugge e il protagonista, alla disperata ricerca della verità, compie un intero percorso di vita, durante il quale si fa accompagnare per mano dal lettore. Ho riletto Siddharta dopo circa dieci anni, in un momento difficile. L’ho scelto tra tanti altri testi della mia libreria, per ritrovare in esso la pace e quella guida spirituale che ricordavo. Ero, certamente, più consapevole, dunque è stata una lettura diversa. Ma credo che questo sia l’aspetto migliore del rileggere un libro già letto: che con occhi nuovi e cambiati, tutto sembra diverso, ma nulla si distrugge, tutto si trasforma.

di Valentina Fiordiliso

Chi è morto alzi la mano di Fred Vargas – Einaudi

Leggendo questo libro durante l’unica settimana di vacanza che ho vissuto a fine agosto 2021 nella vulcanica Catania, mi sono resa conto di quanto troppo spesso io dimentichi la mia passione per i gialli. A contarli tutti non ne ho letti poi parecchi, eppure ricordo perfettamente quando un mio amore del passato mi regalò una raccolta di Agatha Christie «perché in viaggio c’è bisogno di un compagno». E devo dire che se penso al bel faccione sornione di Agatha e ai baffoni di Poirot mi viene automaticamente da sorridere. Quale compagnia migliore del buon umore?

Comunque sia, il mio consiglio di oggi racconta di un’altra autrice di gialli, Fred Vargas, alias Frédérique Audouin-Rouzeau, che oltre ad essere una brillante scrittrice francese è anche archeologa e medievista.

In Chi è morto alzi la mano del 1995, tre giovani storici squattrinati e appassionati ‒ Marc, Lucien e Mathias ‒ si trovano per caso a vestire i panni di investigatori improvvisati quando compare un misterioso faggio nel giardino della loro vicina di casa. La donna, una famosa cantante di opera lirica, qualche giorno dopo scompare nel nulla, dando inizio ad un caso che prende le pieghe di una vera e propria ricerca storica tinta di noir fra le vie di Parigi. A supportare i ragionamenti dei tre ragazzi c’è Vandoosler, ex commissario di polizia ritiratosi per ambigue faccende, che dà loro il soprannome di Evangelisti (rispettivamente San Marco, San Luca e San Matteo).

Voglio portarli con me nel 2022 perché sono stati compagni di viaggio simili a me: sognatori, che in un momento di difficoltà hanno saputo accendere una luce nuova, proprio lì dove non avevano mai pensato potesse nascondersi.

di Lavinia Micheli 

Le storie di Arturo Bandini di John Fante – Einaudi

Nel 1982, John Fante, a circa quarant’anni dall’uscita di Chiedi alla Polvere, ritorna con Sogni di Bunker Hill, il capitolo conclusivo della saga familiare che ha per protagonista Arturo Bandini – eteronimo dell’autore –.

Bandini è un uomo insoddisfatto, caustico, irriverente, imprevedibile che si è trasferito in California, dal Colorado, inseguendo il mito e il sogno di diventare uno scrittore per poi finire nel girone degli scribacchini degli Studios della Hollywood anni Trenta, un «paradiso nella polvere».

Nel ’79 l’autore, allettato e cieco a causa del diabete, detta alla moglie quest’ultima avventura che vede come protagonista un Bandini scrittore (di cinema). Fante in qualche modo ce l’ha fatta nella vita ma sente l’esigenza di fare i conti con un irrisolto.

Come scrive Tondelli nella prefazione: «Non è un caso allora se la sconfitta di Bandini come individuo si ha quando non gli è permesso, per un motivo o per l’altro, di scrivere. Il circuito che dalla vita porta all’arte e dall’arte al desiderio di vita, si interrompe. C’è una dispersione di energia che provoca infelicità». Ed è con Hollywood, i sogni e le contraddizioni e il «centro vitale della sue nevrosi: il paradiso-inferno di Bunker Hill», che Fante si relaziona, in punto di morte, lasciandoci, col suo humour beffardo e la sua ironia, un romanzo greve ma non malinconico.

Nel 2022, a quarant’anni dalla prima edizione, Arturo Bandini può ancora scuotere senza illusioni e moralismo chi ancora lotta per affermarsi e trovare il suo posto.

di Lorena Aristide

L’illustrazione in copertina è di Quentin Blake

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