UAU il festival: un nuovo modo di abitare la città

Un nome che sprigiona energia, che descrive la potenza dell’immaginario e del possibile, un’onomatopea che afferma con decisione la volontà di creare e non arrendersi mai, mantenendo sempre viva la capacità di sorprendersi. UAU il festival di illustrazione & cose belle arriva alla sua sesta edizione e la dedica al tema della Città e dell’abitare. Si svolgerà dal 25 al 27 giugno a Bergamo, la città che da sempre lo ospita e resterà fedele alla sua natura itinerante, mettendo per qualche giorno radici nel Parco Ermanno Olmi. Il padre del regista, ferroviere, abitava nelle case popolari del quartiere della Malpensata. Il parco, chiuso all’inizio della pandemia, non è mai stato riaperto. Sarà possibile tornarci a partire dal 23 giugno, in occasione del Baleno festival, che ospiterà al suo interno UAU il festival.

Come mi racconta Andrea Arnoldi, ideatore di UAU, ad ispirare l’edizione di quest’anno è stata una riflessione di Italo Calvino su Le città invisibili in risposta a un questionario che gli sottopose L’Europeo nel 1980.

Abitare… Uno strano verbo a pensarci bene. Si associa agli abiti e alle abitudini. Mi piacerebbe che ogni città fosse come un abito; la si indossa, poi se ne esce e la si posa su una sedia, facendo attenzione che non si sgualcisca per poter tornare a indossarla. Una città è fatta anche di abitudini; ogni città comporta abitudini diverse per la stessa persona. Una città è anche un posto che serve a nascondersi. 

Su questo divertente gioco linguistico il festival ha costruito la sua programmazione. Immaginare, seguendo le parole dello scrittore, che l’abitare sia come indossare un vestito, ci permette di identificarci con lo spazio urbano, renderlo nostro, riconoscendo che è al suo interno che le nostre abitudini prendono vita e forma.

Il desiderio di lavorare su Le città invisibili era già da un po’ nella mente di UAU ma in questa edizione sceglierlo è stato ancora più necessario: dopo un lungo letargo abbiamo tutti bisogno di risvegliare la nostra capacità di muoverci nello spazio e abitarlo.

Ogni anno UAU dedica il festival a un’illustratrice emergente con cui progetta e realizza la serata inaugurale. Giada Fuccelli accoglierà i visitatori all’interno di una drawing performance accompagnata dalla musica del duo sperimentale OTU. Questa è la sua illustrazione dedicata al festival.

Oltre a Giada Fuccelli, a guidare i partecipanti in questo processo creativo di riscoperta della città saranno due illustratori: Gianni Puri e Lucio Schiavon, che terranno due workshop per riflettere sul rapporto tra città e abitanti. Per partecipare non è necessario avere speciali competenze artistiche, basta solo avere voglia di sperimentare e mettersi in gioco.

Il workshop di Gianni Puri, dal titolo Habitanti, unisce le due parole Habitat e Abitare e prende spunto da una riflessione dell’architetto Aldo Rossi, il quale paragonò la città a un palcoscenico e le sue architetture ad un insieme di personaggi, di cui noi facciamo esperienza mettendo insieme i caratteri. Ogni edificio, piazza, strada e oggetto della città racconta tante storie quanti sono i suoi abitanti. La narrazione dello spazio urbano si intreccia a quella di chi lo vive. Il laboratorio sarà diviso in due parti: nella prima si lavorerà sulle storie e nella seconda sul ritratto per mostrare come il luogo sia il ritratto di chi ci abita, come mostra quest’illustrazione di Gianni Puri.

Una città visibile ovvero come ti senti città? è il nome del workshop a cura di Lucio Schiavon, che nasce dall’idea di interrogare la città sul suo stato attuale. Se, come scrive Calvino, le città sono un insieme di tante cose, di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio, per abitarle allora dobbiamo metterci in ascolto. Potremmo soprenderci scoprendo quanto la sua storia racconti anche di noi. I partecipanti del workshop realizzeranno un manifesto originale sperimentando la tecnica del collage

Lucio Schiavon ha dedicato alla città diversi suoi lavori, che sono state esposti in una mostra dal titolo Le città immaginarie.

In questi suoi disegni su carta emerge un aspetto interessante dello spazio urbano: il suo essere aggrovigliato, intrecciato su se stesso, la molteplicità di abitazioni ed esistenze in continuo movimento. La città appare come un organismo pulsante in continua trasformazione. Ed è proprio sugli elementi dell’interazione, scambio e partecipazione che UAU il festival accoglie i suoi visitatori portando avanti un’idea precisa: la città è in continuo divenire, spetta a noi costruirla e ricostruirla ogni giorno.

L’illustrazione in copertina è di Alicia Baladan

Per iscriversi agli eventi gratuiti di UAU il festival: https://tantemani.it/

Per iscriversi ai due workshop scrivere a uauilfestival@gmail.com

Pubblicato da Carolina Germini

Nata Roma il 24/09/1993. Si laurea in Filosofia alla Sapienza con una tesi su Gilles Deleuze lettore di Proust. Durante l'Università fa due esperienze Erasmus presso École normale supérieure di Parigi, dove si trasferisce dopo la laurea e dove insegna Filosofia ai bambini. Collabora e scrive regolarmente per diverse testate e riviste e ha da poco fondato Tre Sequenze.

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