“Perché Istanbul ricordi”: il peso della memoria

Ognuno deve fare i conti con il proprio passato. Ripensare a ciò che ci ha preceduto è fondamentale per comprendere noi stessi e il mondo. È quello che sembra dirci Perché Istanbul ricordi di Ahmet Ümit, un giallo che si muove dentro la memoria. Come afferma il protagonista: «Credo che chiunque abiti in questa città dovrebbe amare la storia, altrimenti non saremmo  mai in grado di apprezzare il valore di Istanbul».

Ümit è uno scrittore e poeta turco nato negli anni Sessanta. Non molto conosciuto in Italia, gode di grande fama in Turchia ed è famoso principalmente per i suoi noir. Fin da giovane si occupa di politica, appoggiando il partito comunista turco, e le sue esperienze da attivista diventano un serbatoio per la sua scrittura. 

Istanbul è una città che nel corso del tempo si è trasformata, accogliendo al suo interno realtà molto diverse. Fondata dalla figura leggendaria di Re Byzas, è stata prima Bisanzio e poi Costantinopoli. Cultura islamica e cultura cristiana si sono fuse al suo interno per dar vita a un’unica forma, ineguagliabile al resto del mondo per bellezza e fascino.  Dieci Zibaldoni non basterebbero per raccontare tutte le storie su questa metropoli.

Ma che cosa succede quando il peso della storia di questa città entra prepotente nei vari omicidi del commissario Nevzat Akmon?  

Un uomo sulla cinquantina viene trovato con le braccia tese sopra la testa, le mani legate, palmi uniti come in preghiera e un dettaglio particolare: una moneta, un simbolo lasciato dal killer alquanto insolito. In una facciata dell’antico pezzo di metallo la scritta di Bisanzio è incisa con l’alfabeto greco, nell’altra vi è una donna di profilo con i capelli raccolti.

Nel secondo omicidio la moneta ritorna, ma questa volta appartiene a un’altra storia. C’è il volto di un uomo, probabilmente dell’imperatore Costantino. Gli omicidi si susseguono e in totale arrivano a sette, accompagnati da sette monete con un unico filo rosso: la storia e i luoghi di Istanbul. 

Sembra che l’esecutore stia lanciando un messaggio attraverso i suoi delitti, commessi in luoghi accuratamente ricercati con una funzione ben precisa all’interno della cronologia della città turca. Le varie monete appartengono a epoche storiche diverse.  Passando da Costantino, che consacrò Bisanzio come la “nuova Roma”, venendo ricordato come l’uomo che cambiò la storia, a Giustiniano, colui che rese grande Istanbul agli occhi di tutto il mondo, portandola al suo massimo splendore. Così, proprio come in un rebus, il commissario Akmon e la sua squadra cercano di anticipare la strategia del nemico rileggendo la storia della propria città. Ma il lavoro che si prospetta non è per nulla semplice: «rappresentazioni storiche mescolate agli omicidi ci offuscavano la mente. La prima cosa che dovevamo scoprire era dove avrebbero lasciato la prossima vittima». 

Allora la porta Aurea, la colonna di Cemberlitas, la Cisterna Yerebatan e tantissimi altri luoghi diventano un punto d’incontro con il passato e il tassello da aggiungere al grande mosaico di cui fanno parte i sette omicidi.  

Oltre a presentarsi come un viaggio nel tempo, il romanzo scava nell’anima  dei personaggi. Il commissario Akmon vive bloccato all’interno dei suoi ricordi. Tutto ciò che è vecchio deve essere conservato scrupolosamente per mantenere intatta la memoria della moglie e della figlia. Lacerato da un trauma difficile da cicatrizzare, il passato può essere molto più ingombrante del previsto.

Avere a che fare con i vivi dà a loro la priorità, ma ogni legame con una persona nuova, dopo la scomparsa dei propri cari, sarà veicolato dalla presenza dei morti: «L’amore che si prova per gli altri non deve affievolire il legame con quelli che non ci sono più. Sapevo che accettando questo ingannavo me stesso. La vita dà la precedenza ai vivi. Le sembianze, le voci, i profumi, i ricordi e le tracce di chi non c’è più, piano piano si cancellano e svaniscono».

Allo stesso modo, per il commissario turco vige una legge che forse è universale: le persone che entrano nelle nostre vite, dopo un grave lutto, possono essere delle vere e proprie oasi su cui approdare. Avendo un rapporto farraginoso con il nostro passato, sono in grado di donare luce a quelle vicende che in tanti anni di vita non abbiamo capito. Così Perché Istanbul ricordi è un affascinante giro di ruota panoramica sulle memorie della città e dei suoi esseri umani.

Perché Instanbul ricordi di Ahmet Ümit, Ronzani Editore, p. 560, 18 euro

Pubblicato da Alessandra De Gennaro

Nata a Benevento nel 1996. All'età di diciannove anni si trasferisce a Roma per conseguire la laurea in filosofia alla Sapienza. Ossessionata fin da piccola dal cinema, parallelamente agli studi, segue dei laboratori di recitazione e scrittura cinematografica. Attualmente sta completando il suo percorso accademico con laurea magistrale alla Sapienza.

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