Nedostaješ mi, Sarajevo

Non mi permetto di giudicarti, 

come potrei? 

Però è accaduto che ti abbia incontrata;

così voglio fissare delle immagini,

nitide ed immobili 

come le stalattiti di gennaio 

che bloccano a mezz’aria il loro congedo dalle grondaie.

Ho percorso le tue stradine tortuose ed arroccate

alla fine delle quali puoi trovare una pekara,

un cane randagio, un grandioso panorama o assolutamente nulla. 

Il canto dei Muezzin, così magico e struggente

da finire col chiederti se provenga davvero da fuori

o sia dentro di te. 

La neve, la neve, la neve; 

il ghiaccio, l’ineluttabile capitombolo sul ghiaccio.

La neve. 

E poi è così strano come i tuoi cimiteri di guerra

siano quelli che mi hanno lasciata più in pace.

Elisa Bernelli

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