Fancy Meter

Oggi, Monica, è lunedì, il lunedì successivo alla Pasqua, lunedì in Albis. Tanti anni fa si festeggiava questo giorno a Caserta, la nostra città. 

Nel parco della reggia vanvitelliana, i contadini, gli operai, i borghesi venivano a migliaia. Ti ricordi? Si pranzava sull’erba, nei boschetti, nei prati e lungo le straordinarie vie d’acqua, alternate dalle famose fontane con i complessi scultorei: quelle dei delfini, di Eolo, di Cerere, di Venere e Adone e quella meravigliosa di Diana e Atteone. Si giocava, si amoreggiava,  si cantava e anche i vecchi saltellavano allegri al suono delle fisarmoniche. Tu eri bambina,  questo accadeva tanti anni fa.

Ora mi trovo rinchiuso in una strana cella, senza finestre, con le pareti, il pavimento ed il soffitto rivestiti di mattonelle bianche. Una lampada al neon è rimasta accesa sempre da quando sono qui. II mobilio è proprio essenziale: uno sgabello di metallo, sul quale sono seduto, e un piccolo tavolo anch’esso di metallo smaltato, come quelli degli ospedali. Se non ho sbagliato i conti, oggi fanno nove giorni che mi trovo in questo luogo senza sentire e vedere anima viva. Sono completamente nudo, ma non ho freddo né caldo e nemmeno il bisogno di bere o di mangiare.


Quando sono stato rinchiuso qui, ho trovato sul tavolo una scatolina con 18 pastiglie gialle. Le istruzioni dicono che devo ingoiarne due al giorno e che due pastiglie contengono le sostanze necessarie al nutrimento completo di un uomo adulto. Ne devo ingoiare una, appena sento gli stimoli della fame o della sete e questo mi dice, peraltro, che sono passate dodici ore. Mi sono attenuto scrupolosamente alle regole e oggi ho ingoiato le ultime due. Devo, perciò ritenere che questo sia l’ultimo giorno di carcerazione.


Avevo letto, tempo fa, su un vecchio libro, il pensiero di un filosofo, il quale sosteneva che l’unico modo per non perdere l’identità, per uno che si trovasse in una situazione analoga alla mia, fosse la conta dei secondi, dei minuti e delle ore. Ho contato fino a 60 e ho segnato su un foglio un’asticella per significare un minuto; 60 asticelle, un’ora, che ho segnato con un cerchietto, 24 cerchietti, un giorno (i giorni li avrei segnati con un asterisco), ma non ci sono arrivato a segnare un giorno. Non potevo avere altri pensieri, i numeri invadevano completamente il campo cognitivo; finché mi è balenata l’idea che stessi perseguendo una duplice follia: quella del filosofo e la mia. Così ho smesso. Ho perduto le coordinate spaziali e temporali, ma forse, almeno per il momento, non sono impazzito. O forse sì e non me ne accorgo, non so dirti. In ogni modo, fui rinchiuso alle 10 del mattino e questo, stando alle pasticche, che sono l’unico riferimento, dovrebbe essere il nono giorno.


Quando sono entrato qui ho trovato sul tavolo una penna ed una risma di fogli. La cosa mi ha destato meraviglia. Mi sono chiesto come mai ci permettessero di scrivere e, anzi, ci invitassero a farlo; non ho ancora una spiegazione, però mi è stato di grande conforto pensare che, in qualche modo, potessi rivolgermi a te; anche se,  non ho idea del come sarebbe possibile spedirti questa mia lettera.

Io fui arrestato domenica 13 aprile, la domenica delle palme, alle sette del mattino, sorpreso in casa, mentre ero ancora a letto, come in un romanzo di Kafka. Ma forse è bene che ti racconti con ordine. Qualche mese dopo la tua partenza, il nuovo Potere rese pubbliche, attraverso la televisione ed i manifesti murali, le ragioni dell’uccisione di Pier Paolo Pasolini. Un mistero che era rimasto insoluto per molti anni. Dopo una settimana, in una sola notte, furono massacrati tutti i poeti, gli scrittori, gli attori, i musicisti e tutti gli artisti le cui opere avessero avuto una qualche risonanza  nel nostro Paese. Mi pare che, in quella circostanza, furono fucilate, solo da noi, a Caserta, 78 persone: 46 uomini e 32 donne. Questo, ripeto, avvenne in una sola notte. Furono assassinate in periferia, in quella zona, detta del Macello (ironia della sorte). Seguì una lunga campagna pubblicitaria, nella quale furono impiegati tutti i mezzi di comunicazione di massa per spiegare ad ogni cittadino l’inderogabile necessità del massacro. L’eliminazione degli artisti, si disse, era stata dettata dalla volontà di purificare il Paese dalla fantasia, fonte di degradazione morale e grave ostacolo per la produttività.


Nel gennaio scorso furono installati i fancy meter. Penso che tu ne abbia sentito parlare. I fancy meter sono apparecchi che possono captare le onde cerebrali emesse dai neuroni subcorticali. Pare che tale energia del cervello venga sprigionata nel momento in cui un individuo si accinge ad un’operazione creativa. I fancy meter registrano quest’energia e ne misurano il grado. Ne furono installati molti, quasi in ogni strada, specialmente nei centri abitati, ma io ne ho visti alcuni anche all’aperto in piena campagna.

In verità, dopo l’installazione dei fancy meter, non successe niente per alcuni mesi e, oramai, nessuno credeva più alla storia che potessero captare le onde cerebrali anche a distanza di 200 metri. Per un po’ di tempo non ci furono uccisioni, né arresti e credo che ogni artista avesse ripreso, segretamente, il proprio lavoro. E anch’io avevo ripreso quel progetto di sceneggiatura su “II cantico del Gallo Silvestre”, di cui avevamo discusso insieme. Sennonché, domenica, alle sette del mattino, come ti ho detto, fui arrestato. Le guardie si mostrarono gentili: mi dissero subito che ero sospettato di attività creativa, mi permisero di vestirmi con comodo e, perfino, di prendere il caffè. Fui portato con un furgoncino al Liceo Classico Pietro Giannone. Sì, proprio il Liceo che avevi frequentato tu anni prima è stato requisito e utilizzato per i processi. Ma più che di processo si è trattato di una specie di esame.


Fui condotto in un’aula, dove mi ordinarono di spogliarmi velocemente, poi subito mi fecero entrare in una sala d’attesa. Qui c’erano altri quattro uomini nudi: un fotografo, un pittore ed un giovane, poco più di un ragazzo, chitarrista, affetto da una forma ossessiva di onanismo, c’era anche uno scrittore e poeta di mezza età, piuttosto taciturno. Il ragazzo, durante l’attesa, nonostante la nostra presenza, si masturbò ininterrottamente e ininterrottamente pianse.
Il pittore era un uomo anziano dagli occhi chiari e bellissimi. Sembrava informato perfettamente di come si sarebbero svolti gli esami.


Fu chiamato per primo il fotografo; dopo una ventina di minuti il pittore anziano. Poi venne il mio turno. La Commissione si era installata nel gabinetto scientifico, che era stato sgomberato dalle apparecchiature della scuola. I giudici erano tre. Sedevano dietro un tavolo. II giudice principale, al centro, leggeva la mia cartella. Degli altri due uno, molto magro e pallido, doveva avere la mansione di tecnico, perché manovrava un proiettore cinematografico e un fancy meter di forma inusitata, più piccolo di quelli che avevamo visto per le strade, e dal ronzio appena percettibile; l’altro era un giovane che conoscevo. Mi ricordo che, anni prima, si era occupato di cronaca d’arte su qualche giornale locale. Gli accennai un saluto, ma mostrò di non conoscermi.


Entrando non me ne ero accorto, poi osservai con terrore che, in fondo all’aula, disteso su un lenzuolo, c’era il pittore anziano con la gola squarciata. Era stato ucciso pochi minuti prima.


II giudice principale, per un attimo, mi aveva dato un’impressione quasi rassicurante, o, almeno, diversa da quella che ebbi subito dopo. Indossava un incredibile abito rosa. La comica cravatta viola a fiocco, il volto tondo e roseo, i capelli a boccoli, gli occhiali cerchiati d’oro, facevano pensare ad un personaggio di varietà d’altri tempi. Quando, però, sollevò lo sguardo dalla cartella e fissò la mia nudità, cominciò a ridere, mostrando una bocca schifosa e immonda, quasi priva di denti. Smise di ridere all’improvviso e spiegò le modalità dell’esame, che si sarebbe svolto di lì a poco, con burocratica precisione. Indicandomi il fancy meter sul tavolo disse: “Lei conosce le possibilità tecniche del Fancy Meter?”

Risposi affermativamente col capo. “Bene. Le saranno presentati stimoli visivi. Noi sappiamo che nel suo cervello si produrrà energia creativa. La lancetta del fancy-meter comincerà a muoversi; osservi il quadrante! Guardi i numeri! I numeri fino a 30 sono in nero; dal 31 al 70 in rosso. Se, durante la presentazione degli stimoli, la lancetta si sposterà oltre il 30, nella zona dei numeri rossi, lei verrà ucciso immediatamente, come è accaduto al pittore. Viene usato il rasoio per motivi di parsimonia economica. Nel caso la lancetta resterà nella zona nera, lei verrà rinchiuso per qualche giorno, in attesa di essere venduto ai sensali.”


II giudice magro azionò il proiettore e, sullo schermo, riconobbi subito le immagini del “Dies Irae” di Dreyer. Pochi minuti di proiezione, poi il giudice magro fermò l’apparecchio, tolse la bobina, ne introdusse una più piccola, manovrò i pulsanti e sullo schermo comparve una ragazza nuda, molto bella, che si accarezzava i capezzoli; alle spalle, come un grande fondale, una pittura di Rauschenberg. Anche questa proiezione durò pochi minuti. La lancetta non aveva superato la zona dei numeri neri.


II giudice principale chiamò le guardie, battendo le mani due volte. Entrarono due colossi, vestiti da infermieri. Mi bendarono gli occhi, mi legarono i polsi e mi portarono fuori dall’aula. Dissi che avevo bisogno di urinare; mi risposero che non c’era tempo per fermarsi e che potevo farlo continuando a camminare. Così mi pisciai addosso, mentre venivo spinto a salire su di un altro furgone. Da allora non ho più avuto alcuno stimolo fisiologico. Durante il tragitto ho sentito l’orologio della Cattedrale. Erano le nove. Credo che, da quel momento, fino a quando non mi hanno introdotto nella cella in cui mi trovo adesso, non sia trascorsa più di un’ora.


In quel lasso di tempo ho riflettuto sugli stimoli visivi: il pittore anziano, durante l’attesa, spiegò che erano stati studiati stimoli speciali, conformi alle caratteristiche mentali di ciascuno di noi; ma non mi erano chiari i motivi per cui abbiano scelto, per me, la sequenza di Dreyer e la donna nuda. L’altro interrogativo riguarda i sensali. Chi sono questi sensali che dovrebbero prelevarmi oggi da un momento all’altro? II pittore ci disse che sono strani e misteriosi personaggi. Pare che siano del tutto afasici e che, per comunicare, emettano appena qualche suono gutturale. Vengono, tuttavia, considerati molto discreti ed efficienti: comprano dalle organizzazioni del Potere Centrale gli artisti di bassa creatività e li usano per i lavori più umili nei campi.


Cara Monica, non so dirti altro. Altro non conosco del mio destino. Spero di trovare il modo per inviarti questa lettera.

Un abbraccio forte

Racconto di Attilio Del Giudice

Immagine di copertina: Philipp Hackert, Giardino inglese

6 pensieri riguardo “Fancy Meter

  1. Conosco da tempo questo racconto dal quale fu tratto un film sperimentale che è stato oggetto di analisi al DAMS di Bologna negli anni Ottanta. Credo che abbia ancora una forza espressiva per suggerire riflessioni sul potere.

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  2. Il racconto, pur partendo da un riferimento reale, quale la Reggia di Caserta, nel giorno di Pasquetta, porta subito il lettore dentro una fiction di fantascienza, dove il personaggio narrante protagonista diventa funzionale alla sperimentazione del Potere costituito, senza che possa avere una recondita possibilità di contrastarlo. Anzi si sente talmente in balia di questo potere da dubitare che quanto ha scritto, sotto forma di lettera, potrà giungere a destinazione. Fa molto riflettere percepire come anche un artista o un grande pensatore, uomini di grande levatura culturale possano diventare oggetti di sperimentazione nelle mani degli uomini di potere, all’insaputa del mondo e senza che il loro mondo interiore abbia una valenza tale da impedire lo scempio che il potere può fare all’uomo.

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  3. Insolito. E’ una storia che pesca negli stati d’animo del narratore più che in una trama movimentata. La prosa scorre lenta in questa atmosfera creata al di fuori di ogni logica ma che ti avvince lo stesso. Un Attilio del Giudice che non conoscevo ma che ha raggiunto l’obiettivo di avvincerti.

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  4. Il racconto porta il lettore in un tempo fuori dal tempo, nonostante il protagonista riferisca il giorno in cui è stato prelevato da casa e le ragioni assurde per cui viene trascinato davanti ad una commissione, di fronte alla quale non ha alcuna possibilità di opposizione. L’atmosfera di incredulità diviene misteriosa e lascia il lettore con molti interrogativi sull’abuso del Potere.

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  5. FRANCY METER

    IL narratore esterno del racconto proietta, con efficacia determinazione espressiva, due realtà spazio – temporale diverse. Esse rappresentano, con vivacità emotiva, il contrasto tra la libertà dell’essere e la soffocante incertezza esistenziale e di paura in un periodo di persecuzioni nei confronti degli artisti.
    Emerge, pertanto, il confortante messaggio della validità dei vari linguaggi artistici per alimentare la cultura del dissenso nei periodi bui in cui vengono calpestati i Diritti umani

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