Immagini e rivelazioni nel secondo romanzo di Ben Lerner

Nel mondo a venire tutto sarà come prima, ma un po’ diverso.

Nel mondo a venire, Ben Lerner

Città, cultura, persone e immagini. Riflettendo sugli spunti da cui muove il progetto di Tre Sequenze, non ho potuto fare a meno di pensare a Nel mondo a venire, secondo romanzo di Ben Lerner, pubblicato da Sellerio nel 2015, con la bella traduzione di Martina Testa. Letto in quarantena, questo libro sembrava parlare a me, a noi, a partire dal titolo. La natura prismatica del romanzo rende facile e illusorio riportarlo alla propria esperienza, ma ho deciso di assecondare l’illusione, lasciandomi coinvolgere dai parallelismi che mi sembrava di cogliere di riga in riga.

A marzo è uscito in Italia l’ultimo lavoro, Topeka School (Sellerio, traduzione di Martina Testa), di questo autore apprezzato dalla critica fin dagli esordi, con entusiasmo di autori come Paul Auster e Jonathan Franzen. Nato poeta – la sua prima opera è una raccolta di poesie, Le figure di Lichtenberg, pubblicata in Italia da Tlon nel 2017 – Ben Lerner si è affermato come scrittore di romanzi grazie al successo dell’esordio narrativo, Un uomo di passaggio (Neri Pozza, 2012), definito da John Ashbery «un romanzo straordinario sulle intersezioni tra realtà e finzione artistica nel mondo contemporaneo».

Il protagonista di Nel mondo a venire è un poeta trentatreenne di belle speranze: fidanzato con un’artista promettente, frequenta persone che possono definirsi l’élite culturale del paese e ha più di un’affinità biografica con l’autore. La pubblicazione di un suo racconto sul New Yorker gli frutta un contratto con una casa editrice prestigiosa (Ben Lerner ha intrapreso la carriera di romanziere con il racconto The Golden Vanity, pubblicato sul New Yorker nel 2012). Impaurito dal non riuscire a replicare il successo, è preoccupato anche per un problema di salute al cuore. Nel frattempo, la migliore amica Alex desidera un figlio e gli chiede di fare da donatore di sperma.

La trama è tutta qui, ma è la struttura a stupire: aneddoti, parti saggistiche, pezzi di libri, lettere, racconti, semplice cronaca si alternano in modo organico e soddisfacente: il protagonista passa dalla prima alla terza persona, è un io in bilico tra realtà e finzione, in perfetto stile postmoderno, ma senza la distanza che certe narrazioni postmoderne sembrano portare con sé.

New York è oggetto di descrizioni vivide, sospesa, come il protagonista, tra più piani temporali, tra più possibili futuri. In tutto questo, è costante la presenza delle immagini. Le fotografie (di film, di opere d’arte) sono parte della narrazione frammentaria, mutevole ed eccentrica – eppure sempre avvincente – con cui Ben Lerner alimenta il suo romanzo.

Città, cultura, persone e immagini sostengono, tutte insieme, una temperie narrativa densa e multiforme, tanto che Nel mondo a venire potrebbe essere definito, senza sbagliare, un libro sul tempo, i cambiamenti climatici, l’arte, il desiderio di paternità.

All’inizio e alla fine del romanzo New York viene minacciata da due uragani. Per due volte il protagonista vive l’atmosfera incerta che precede la catastrofe illuminato da una consapevolezza rivelativa e inquietante, riflessa nello skyline, dischiusa nelle azioni quotidiane. Di fronte all’evenienza della morte scopre momenti di libertà intellettuale; acquistando una confezione di caffè solubile al supermercato, si sente drogato dall’improvvisa lucidità con cui coglie i processi che gli hanno portato quel caffè tra le mani: «La grandiosità e la stupidità omicida di quell’organizzazione di tempo, spazio, carburante e forza lavoro diventavano visibili nel prodotto stesso, ora che gli aerei erano fermi sulle piste e le autostrade iniziavano a chiudere».

Quando la minaccia passa senza troppi danni per lui e per le sue cose, oltre al sollievo rimane la sensazione, un po’ deludente, che tutto sia tornato come prima. Eppure non è così e lo rivela la frase totem del romanzo, ripetuta più volte, messa in esergo, fatta brillare di una luce rassicurante e spaventosa: nel mondo a venire «tutto sarà com’è ora, ma un po’ diverso».

Di questa luce mi è sembrato brillare tutto il romanzo, letto in questi giorni apparentemente sospesi, e invece già pieni di un futuro che è sempre meno proiezione e sempre più presente.

L’invito è ad abbandonarsi alle oscillazioni di un oggetto letterario mutevole, che permette di scegliere diverse strade di lettura: lasciarsi suggestionare dalla riflessione filosofica sul tempo o dalle divagazioni sull’arte; godersi le parti più aneddotiche, quelle più umane, le descrizioni di New York; soffermarsi sulle foto inserite tra le pagine come segnalibri, seguendo l’autore nelle digressioni storiche. Sequenze indipendenti tra loro, ma che è possibile attraversare tutte insieme, smarrendosi e ritrovandosi, come nei migliori romanzi.

Nel mondo a venire, multiforme e intelligente romanzo di Ben Lerner, è il riflesso narrativo dell’ispirazione che muove Tre Sequenze: città, persone, cultura e immagini, come una quarta sequenza, importante e viva.

Ben Lerner, Nel mondo a venire, Sellerio, 2015, p. 293, 16 euro

Pubblicato da Silvia Valli

Nata a Milano nel 1993, si laurea in Filosofia alla Sapienza Università di Roma; prosegue gli studi specializzandosi in Editoria con una tesi sulle collane filosofiche curate da Croce e Gentile per la casa editrice Laterza. Ama leggere e fare gite in montagna; il suo luogo dell'anima è un paesino sperduto in Valle d'Aosta.

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