J’accuse Paris

Contrariamente a quanto si pensi, la Torre Eiffel non è da sempre la protagonista del panorama cittadino di Parigi. È stata costruita soltanto alla fine dell’Ottocento, fra polemiche e petizioni contrarie. Io, personalmente, non sono mai stata una grande fan della Torre, perché sono sempre stata più attratta dai vicoletti, dai mercati, dalle piazze più nascoste delle città. Ho sempre creduto che la vera essenza di un luogo potesse scaturire dalla conoscenza della realtà, della quotidianità, più che dai grandi monumenti e dai musei. Ed ecco che la Torre Eiffel entra, per me, fra quei monumenti che rappresentano un luogo nell’immaginario popolare, ma che in realtà non ne raccontano la storia. Per questo motivo, quando ho scelto di  leggere Torre Eiffel – Due o tre cose che so di lei, ho pensato di mettermi alla prova.

Ebbene, questo piccolo testo, curato da Eusebio Trabucchi, mi ha sorpreso in positivo. Al suo interno potete trovare tantissime curiosità sulla Torre, la sua costruzione, il progetto inziale, gli aneddoti che l’hanno vista protagonista. All’interno del libro c’è un vero e proprio alfabeto e ad ogni lettera corrisponde un episodio riguardante la Torre.

Lo sapevate che la Torre Eiffel è composta da 18.000 pezzi di ferro forgiato e che i suoi ascensori percorrono circa 103.000 km l’anno, cioè due volte e mezzo la circonferenza terrestre? 

Gli ascensori, infatti, hanno un gran da fare, perché trasportano su e giù i tantissimi turisti che ogni anno visitano il monumento. Sono circa 7 milioni. Gli scalini per salire sino in cima, invece, sono 1.665. Quindi, se volete ammirare il panorama parigino senza il fiatone e le cosce doloranti, forse è meglio fare la fila, attendere pazientemente e prendere l’ascensore. 

La Torre fu progettata nel 1884 e in origine fu pensata per l’Esposizione universale di Barcellona del 1888. L’idea, però, fu considerata troppo eccentrica per la città spagnola. 

Il progetto fu poi scelto dal Comune di Parigi e costruito in occasione dell’Exposition universelle, per commemorare il centenario della Rivoluzione Francese. I lavori durarono due anni, dal 1887 al 1889. Gli ingegneri che li  guidarono e che si dimostrarono prodigiosamente veloci furono Gustave Eiffel, da cui prende nome la torre stessa, Maurice Koechlin, Émile Nouguier e l’architetto Stephen Sauvestre.

Inizialmente la torre fu concepita per poi essere smantellata vent’anni dopo la sua costruzione, ma come ben sappiamo, ciò non avvenne mai e la torre è rimasta a far sognare i parigini e i migliaia di turisti che ogni anno visitano la Ville Lumière. 

Sicuramente l’aneddoto che mi ha più divertito è stato quello riguardante la visita di Hitler alla torre nel giugno del 1940. Nel corso del suo viaggio nella capitale francese, Adolf  Hitler chiese di visitare la Torre Eiffel per poter ammirare dall’alto la città occupata dai tedeschi, come un conquistatore che si compiace del proprio bottino. I funzionari francesi addetti all’accoglienza, però, disattivarono gli ascensori, scusandosi con il Führer per l’impossibilità di riattivarli a causa degli elevati costi della guerra. Lo invitarono a salire, dunque, i 1.665 gradini, ma Hitler rinunciò, a causa dei numerosi acciacchi di cui soffriva. Dovette accontentarsi di una semplice foto ricordo, come un qualsiasi altro turista, scattata sulla terrazza del Palais de Chaillot. Quest’episodio è una chiara testimonianza del grande senso di nazionalismo che ha sempre pervaso il popolo e la cultura francesi.

Altra curiosità, a dir poco sorprendente, riguarda il truffatore Victor Lustig, che nel 1925 riuscì a vendere al chilo il ferro della Torre Eiffel. Lustig approfittò del fatto che la stampa stesse parlando in quel periodo dell’imminente smantellamento della Torre. Grazie alle sue abilità di imbroglione e a diversi complici, che gli fornirono documenti falsi, Lustig riuscì a fingersi un funzionario dello Stato francese. Convocò in un grande albergo di Parigi tutti i più importanti imprenditori dell’epoca. A cascare nella tela del raggiro fu André Poisson, il quale si spinse addirittura fino alla corruzione del pubblico funzionario (Lustig) tramite una bustarella, per potersi assicurare la vittoria nella gara d’appalto. Una volta incassata la somma pattuita, cioè una valigia piena di contanti, Lustig fuggì a Vienna con il suo complice Robert Tourbillon.

E cosa mi direste se vi raccontassi anche di un elefante che sale i gradini della Torre Eiffel?

No, non è un dipinto di Salvador Dalì  né un sogno che ho fatto dopo aver mangiato pesante.

Nel 1948, infatti, i fratelli Bouglione, che guidavano il famoso Cirque d’Hiver di Parigi, concepirono un evento alquanto singolare: condurre fino alla cima della torre il più anziano dei loro animali: un’elefantessa di 85 anni. Fu così che nel luglio del 1948 il caravanserraglio dei Bouglione sfilò per il Campo di Marte, fra lo stupore della folla e le grida di incoraggiamento dei bambini. Con lo scoccare delle fruste e qualche sacchetto di arachidi, riuscì a far salire le scale all’anziana protagonista dello spettacolo. L’impresa, però, non fu portata a termine, perché l’elefantessa, arrivata al primo piano della torre, s’impiantò e decise di non fare più un passo né per salire né per scendere. Un comportamento più che comprensibile per un animale di quell’età. 

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Ripensando alla Torre e a quando ho potuto ammirarla nelle mie visite della città di Parigi, penso che la sua bellezza risplenda nella sua completezza soprattutto di notte oppure al momento del tramonto. Un giorno, con la mia amica Carolina, ho potuto ammirare un tramonto sul Pont Des Arts, con vista su una Senna dai toni arancioni e una Torre Eiffel piccola piccola in lontananza. E devo ammettere che in quel momento alla Torre ho voluto un po’ più bene del solito! Anche se quello che diventa di notte, quando è illuminata e le sue luci cambiano colore o si accendono e spengono ad intermittenza, è lo spettacolo migliore in assoluto. È unico. 

Perché non c’è nessun altro posto oltre Parigi dove ci si può sentire come in un film romantico, in un romanzo di Émile Zola o in una poesia di Charles Baudelaire.

J’accuse Parigi di essere così seducente e la Torre Eiffel di contribuire a questo incanto.

Eusebio Trabucchi, Torre Eiffel – Due o tre cose che so di lei, p. 104, L’Orma editore

Pubblicato da valentinafiordiliso

Valentina nasce a Napoli, città che forgia il suo animo. Vive a Roma dall'età di diciannove anni, dove si laurea al DAMS dell'Università degli Studi Roma Tre e contemporaneamente comincia la sua lunga gavetta sui set cinematografici. Dalla fine del 2015 lavora per la società di produzione Wildside come freelance nel reparto produttivo. Ha partecipato a progetti quali la serie tv "Il Miracolo" di Niccolò Ammaniti, il film "6 Underground" del regista americano Michael Bay e il prequel de "Il Trono di Spade". Attento a chiunque le tocchi Napoli o la sua famiglia!

One thought on “J’accuse Paris

  1. Anch’io J’accuse Paris per essere così irrimediabilmente bella e piena di curiosità che non finiscono mai, come le stelle del cielo che la sovrasta.

    Bianca

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