Barcellona e le rose sfiorite di Sant Jordi

Il giorno di Sant Jordi è una festa che si celebra il 23 aprile in tutti i Paesi Catalani da Alcoy a Perpignan, da Aragona ad Alghero. È conosciuta come la giornata  del libro e della rosa, simboli di amore e cultura. Per noi catalani è il nostro San Valentino ed è per questo che, dal XIV secolo, è consuetudine regalare in questo giorno una rosa che, secondo la tradizione, sbocciò dal sangue del drago e che il cavaliere San Giorgio, patrono della Catalogna, offrì alla principessa salvata.

Il giorno della rosa è intrecciato con quello del libro, poiché, nel XIX secolo, con il nascere di movimenti culturali-nazionali come la “Renaixença” (Risorgimento catalano), che avevano lo scopo di  recuperare la cultura catalana, sono stati organizzati i Giochi Floreali. Els Jocs Florals era un evento letterario che commemorava i Jochs Florals, che furono celebrati per la prima volta nel XIV secolo alla corte provenzale di Tolosa, al fine di premiare il genere poetico in lingua occitano-provenzale. L’idea era ispirata ai festeggiamenti che si tenevano nell’antica Roma in onore della dea Flora, in cui veniva offerta una  “violeta de fin aur” come premio per la migliore composizione. Ecco spiegato il legame tra il fiore e il libro. Il 23 aprile è una data significativa ed è stata scelta poiché è il giorno in cui Cervantes fu sepolto e Shakespeare morì secondo il calendario giuliano, diventando così una celebrazione della cultura catalana che non si fermò neppure durante la guerra civile. E così il giorno della rosa, i giochi floreali e il giorno del libro hanno coinciso fino ad oggi. All’inizio questa festa era pensata solo per scrittori catalani e successivamente ha incluso anche quelli spagnoli per permettere loro di scambiare le proprie idee con i lettori mentre firmano le copie dei loro libri nel giorno di Sant Jordi. Ma oggi questo giorno è diventato una festa internazionale a cui hanno partecipato autori come James Ellroy, Ken Follett, Philip Kerr, Jo Nesbo, David Foenkinos, Paul Preston, Petros Márkaris e John Banville.

Quest’anno, a causa del Covid-19, la festa non si è potuta tenere e, per non rinunciare a un’iniziativa così significativa per il nostro paese, è stata spostata al 23 luglio. Quello che segue è il racconto di tre diverse giornate, la prima descrive come sarebbe stato un normale giorno di Sant Jordi, la seconda come è stato quest’anno durante la quarantena e la terza la strana atmosfera di una festa spostata di tre mesi.  

Un 23 aprile sognato

“Pip, pip, pip, pip” suona la sveglia molto presto, molto molto presto, come ha detto Guardiola nel discorso di La Creu de Sant Jordi. La mano tasta il tavolo come un cieco una mappa del mondo per scoprire dove si trovano i continenti.  Sussultiamo, ci strofiniamo gli occhi per prepararli alla luce del giorno. Ci alziamo, chi per andare a scuola, chi all’università, chi a cercare un lavoro decente. 

Oggi la gente cammina al ritmo di un allegro jazz, non seguendo più il solito requiem. Oggi le persone non pensano alle cose che devono fare, ma guardano i balconi degli altri che, ricordandosi che è il giorno di Sant Jordi, hanno appeso una bandiera. Si fermano alle piccole bancarelle cosparse del rosso delle rose e iniziano a scegliere. Ne prendono una  due o tre da regalare a qualcuno al lavoro, a qualcuno che gli piace, alla loro moglie o amante. La festa di Sant Jordi è sempre un giorno in cui il sole sorge e le rose sbocciano nelle mani di persone che si muovono da un posto all’altro

È ora di andare al lavoro. Molti degli studenti universitari hanno allestito le loro bancarelle perché oggi è un giorno di vacanza. Nelle scuole viene realizzato uno spettacolo teatrale per spiegare il mito di Sant Jordi: quello secondo cui il drago ha mangiato tutte le pecore di Montblanc e allora il re, per salvare la città, ha fatto un patto per consegnare una persona affinché il drago non mangiasse l’intera popolazione. Ma  si scopre poi che quella scelta nel sorteggio era la principessa, che alla fine è stata rapita dal drago fino a quando è intervenuto per salvarla il grande cavaliere Jordi che, dal sangue del drago ucciso, ha fatto sbocciare una rosa che ha consegnato alla principessa. 

Al giorno d’oggi le ragazze vogliono sempre meno essere principesse salvate da un cavaliere e allora sono nate nuove versioni, come quelle di Santa Jordina, che racconta la stessa storia ma al posto della principessa troviamo un principe e al posto del cavaliere una donna. Nonostante le nuove esigenze femministe e l’emancipazione delle donne, dobbiamo continuare a offrire il dono di una rosa e di un libro. 

Verso mezzogiorno, mentre stiamo lavorando, qualcuno ha la radio accesa. È il messaggio del presidente della Generalitat: «Prima di tutto, congratulazioni a Jordis e Georgines in un giorno speciale come oggi. Il giorno di Sant Jordi è molto importante per la cultura catalana, un giorno che ha continuato a essere celebrato anche nei giorni più bui del nostro paese …. ecc». 

Le strade in questi giorni sono solo pedonali poiché piene di banchetti dove gli scrittori aspettano, pronti ad autografare i loro libri. È difficile che qualcuno non si fermi a comprarne uno o che non si metta almeno a sfogliarlo. Mentre sei sul Passeig de Gràcia a guardare i volumi, le persone  vanno su e giù con le rose sollevando la testa e ammirando la fiorita Casa Batlló piena di rose. 

23 aprile 2020

“Pip, Pip, Pip, Pip, Pip” suona la sveglia, non è così presto, prendi il tuo cellulare e guardi l’ora. Sono le 10:30 del mattino, è il 23 aprile. Solo in pochi hanno inviato rose per messaggio e tutto ciò non è stato altro che un sogno. Non hai molto lavoro da fare e  anche se fosse non avresti bisogno di vestirti in modo decente per uscire di casa. Fai colazione tranquillamente, accendi la TV e senti che non dobbiamo inviare rose per non aumentare il contagio. Il servizio dice anche che le librerie risentiranno restando chiuse il giorno in cui di solito vendono il maggior numero di libri. E così viene deciso che, affinché non perdano quest’occasione, la festa verrà spostata al prossimo 23 luglio. Le rose non possono più essere regalate oggi. Nemmeno saremo in grado di acquistare libri e saremo così costretti a fare ciò che abbiamo sempre voluto fare, ovvero prendere un libro dallo scaffale che un giorno, forse per Sant Jordi, abbiamo comprato e non abbiamo mai finito di leggere. La giornata si concluderà tristemente per non aver potuto celebrare uno dei giorni più belli dell’anno. 

23 luglio 2020

Ti svegli sudato, guardi l’ora e la sveglia non ha ancora suonato. Ti infili come uno zombi sotto la doccia perché non hai dormito bene. È da un bel pò che tenti di uccidere le zanzare che ti hanno massacrato durante la notte. Per curiosità guardi la temperatura: 32 gradi a Barcellona. Viene annunciato un nuovo aumento dei contagi nell’area metropolitana. Prima di uscire controllo di avere il cellulare, il portafoglio, il tabacco… ah! E la mascherina. Metto piede in strada, colpito da un soffio caldo. Indosso gli occhiali da sole ma con la maschera li annebbio e non vedo più nulla. Non riesco a respirare e comincio subito a sudare. La gente cammina al ritmo del requiem, c’è qualcosa di strano. Vedo una sfilata di rose, non so bene cosa si celebri. Passo davanti a una libreria dove c’è un banchetto di libri. Guardo il mio cellulare ed è il 23 luglio. Oggi è il giorno di Sant Jordi ma allo stesso tempo non è il giorno di Sant Jordi. Nessuno si ferma, fa troppo caldo, nessuno compra rose e molti di coloro che erano innamorati adesso potrebbero non amarsi più così tanto.

Pubblicato da Roger Bernet

Nasce a Barcelona nel 1993. Studia Filosofia all'Universitat de Barcelona e alla Albert Lüdwigs Universität di Friburgo. Ha scritto una tesi su Antonio Gramsci e la nascita del Fascismo, questione che lo ha sempre interessato. Difensore delle minoranze culturali e nazionali che ancora non hanno un paese riconosciuto ma presto l'avranno. Con interessi culturali molto ampi e nessuno concreto. Si è avvicinato al mondo della bioetica lavorando nel comitato etico dell'ospedale Sant Joan de Déu.

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